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Convento San Domenico

Palermo

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Celebrazione Eucaristica di apertura del Giubileo Domenicano

2 novembre | 2015

La famiglia domenicana di Palermo - frati, suore, laici, confraternita - celebra l'apertura del Giubileo 800 in occasione della Festa di Tutti i Santi dell'Ordine nella chiesa di San Domenico, sabato 7 novembre 2015 alle ore 18:00.

Nella nostra comunità di Palermo, l’Apertura del Giubileo domenicano sarà arricchita dal restauro di due oggetti eccezionali, custoditi in convento e un po’ dimenticati. Il loro recupero ci ha permesso di riconsegnarli al culto e alla devozione dei fedeli della nostra chiesa.
Il primo è uno splendido Reliquiario d’argento della seconda metà del ‘600 con integrazioni successive, contenente una reliquia ex ossibus di San Domenico. Il reliquiario è stato ripulito e risistemato dalla bottega di Antonino Amato, storico argentiere del quartiere.
Il secondo è un Copri-Lezionario con patine d’argento istoriate, realizzato da padre Leonardo Gristina OP nella seconda metà del novecento, anch’esso ripulito e ricollocato su un nuovo supporto.
Crediamo che la passione per l’Ordine passi anche attraverso l’attenzione alle piccole o grandi cose dedicate al culto. Con questo recupero, frutto della nostra dedizione, siamo certi di aver continuato a far risplendere la stella di San Domenico anche nella nostra chiesa.

Comunità dei frati Predicatori del convento di San Domenico di Palermo.

L’ORDO PRÆDICATORUM. VA E PREDICA
Omelia del 7 novembre 2015
Apertura del Giubileo OP 800

p. Sergio Catalano op

La celebrazione di oggi apre l’anno giubilare domenicano: 800 anni dall’approvazione da parte di papa Onorio III del progetto apostolico di san Domenico. Un anno in cui siamo invitati a fare memoria del nostro passato, testimoniando nel presente la validità di questo propositum per rilanciarlo nel futuro.

Il propositum dell’Ordo prædicatorum
Il 22 dicembre 1216, scrivendo a San Domenico, Onorio III descriveva il propositum dell’Ordine con queste parole: “Colui che feconda la sua Chiesa con prole sempre nuova, … , vi ha ispirato un devoto desiderio per cui, …, vi dedicate all’esortazione della parola di Dio, recando al mondo intero il buon annuncio del nome di nostro Signore Gesù Cristo”. L’Ordine dei predicatori fu, così, istituito per la predicazione e la salvezza delle anime. (CF I-II)

Chi fu san Domenico
Praedicator gratiae è l’appellativo con il quale san Domenico è invocato in una celebre antifona a lui dedicata. Predicatore della misericordia di Dio. Una curiosa concomitanza lega il nostro giubileo a quello straordinario che papa Francesco aprirà l’8 dicembre prossimo.
Un predicatore della grazia è un uomo la cui parola libera e dà vita. Una parola che tende la mano, guarisce e rimette in piedi sul cammino di conversione.
Le fonti ci dicono che Domenico fu un uomo la cui presenza rendeva la vita più leggera a chi lo incontrava. Il suo volto ilare riempiva di gioia gli altri. Giordano di Sassonia, suo primo biografo, lo descrive come uno che amava tutti e da tutti era amato, un uomo che parlava o con Dio o di Dio.
In lui vi era la preoccupazione per chi non conosceva Gesù o ancor peggio per chi ne aveva un’idea sbagliata.
Il suo genio si rivelò nell’aver compreso come nella crisi del suo tempo vi fosse nascosta una chiamata. Crisi che aveva fatto nascere gruppi di uomini e donne che, per quanto appassionate del Vangelo, erano caduti nell’errore. Il loro mettere in discussione fu, tuttavia, una grazia: occorre, infatti, che ci siano delle eresie … perché in mezzo a voi si manifestino quelli che hanno superato la prova. (1 Cor 11, 19).
La messa in discussione fu intuita da Domenico come un’esigenza di ritorno verso il fondamento evangelico della fede attraverso una predicazione sapiente e dotta in modo da servire alla diffusione e alla conoscenza della verità rivelata in Gesù Cristo (Cfr. LCO 102). Lui stesso si definì «umile servo della predicazione».

Perché l’apertura del Giubileo durante questa ricorrenza?
La celebrazione di oggi coincide con la festa liturgica dei santi dell’Ordine. Uomini e donne che ci ricordano che è possibile vivere dello spirito del Risorto sulla strada tracciata da San Domenico.
Pietro martire, Tommaso d’Aquino, Vincenzo Ferreri, Caterina da Siena, Agnese da Montepulciano, Beato Angelico, Rosa da Lima, Martino de Porres sono tra quelli che ne hanno testimoniato la vitalità. Un’avventura dentro la quale furono coinvolti per testimoniarne il fascino. La loro santità manifesta che la fonte è buona.
E se la santità è l’anima del Corpo mistico di Cristo, i santi domenicani sono tra quelle membra che hanno osato correre il rischio di lasciarsi in-abitare dal Suo spirito, accettando di essere ciò che Dio voleva che fossero. La loro vita indica Dio quale segreto del loro essere.
Ma i santi dell’Ordine non sono solo loro. Santi sono quei frati, quelle monache, suore e laici che, giorno dopo giorno, lasciano che Dio li ami. La nostra santità risiede, infatti, nella continua accettazione del perdono di Dio davanti alle nostre pigrizie o alla nostra caparbietà. A volte anche davanti a ciò che diciamo o scriviamo di Lui!
Noi siamo tra coloro che restano stupiti della perseveranza di Dio nei nostri confronti e della sua capacità di continuare a rispondere con il dono di sé.
I tanti frati, monache, laici domenicani che oggi ricordiamo sono, quindi, il simbolo di quanti contribuiscono a testimoniare questa misericordia, divenendone annunciatori.

Chi sono i predicatori?
L’Ordine dei predicatori è il frutto della santità di san Domenico, l’insieme di uomini e donne legati da una passione comune: la Verità. Una realtà che per noi ha un nome: Gesù di Nazaret. Un uomo che non smettiamo mai di conoscere e annunciare.
Per i frati, le monache, per chi appartiene alla famiglia domenicana, annunciare è un modo di essere. Noi non siamo uomini d’affare o di commercio. Non inseguiamo la carriera o ambizioni personali. Il nostro impegno è la predicazione. Predicare per noi è un modo di vivere.
Domenico parte per raggiungere chi il Signore gli avrebbe fatto incontrare mosso dalla stessa carità di Cristo (2 Cor 5,14).
Per noi predicare è ricercare per meglio comprendere la posta in gioco, ciò che succede in noi e nel nostro mondo. Predicare è incontrare gli uomini e le donne: i giovani come gli anziani, i sani come i ammalati, in chiesa o fuori dalle chiese.
Predicare è amare alla maniera di Gesù. E se facciamo questo, è perché a ogni incontro ci è donato di rincontrare Cristo.

La nostra predicazione vive e matura in comunità. Essa non dipende da un ragionamento fatto a tavolino o da specializzazioni acrobatiche. È in comunità che noi impariamo a restituire la Parola dalla quale siamo stati guariti, liberati, salvati.
La nostra comunità non è costituita da un gruppo di gente chiamata a omologarsi. Noi non entriamo nell’Ordine per annullarci.
La comunità domenicana è il luogo nel quale impariamo ad accoglierle le differenze, aiutandole a esprimersi. Dipendiamo gli uni dagli altri secondo uno spirito democratico. Questa è la forma della nostra libertà. Una libertà lontana da ogni spirito di controllo o di autoritaria decisione, ma il cui stile è il consenso comune.
Siamo fratelli e sorelle eppure ci chiamano padri e madri. Un ministero che spesso ci cade addosso senza una particolare competenza innata affinché sia manifesto che la sublimità di quest’amore viene da Dio e non da noi (2 Cor 4, 6-12).
La comunità di cui parliamo non ha nulla di idealistico. Non è un porto tranquillo. Essa è come ogni famiglia: un luogo in cui c’è sempre qualcosa che non funziona.
Come ogni avventura, è percorsa da conflitti, da tensioni, da offese che esigono il perdono reciproco. Questo è l’esercizio della nostra carità, la prova rivelatrice dell’origine della nostra vocazione. Perché la nostra comunità è il primo luogo dove siamo chiamati a incarnare quella misericordia che abbiamo chiesto entrando nell’Ordine.
Molti vorrebbero risparmiarsi questa prova e barattare la comunità con un club di incontri o una fabbrica di androidi. Ma noi siamo fratelli di Francisco de Vitoria come di Tommaso di Torquemada, di Alberto Magno come di Giordano Bruno, di Antonio de Montesinos come di Girolamo Savonarola. L’amore comunitario è, infatti, essenzialmente un amore senza preferenza. Un amore fondato sulla filiazione divina e non su affinità elettive. Lo si avverte molto bene quando, nella stessa comunità, un frate è un lettore attento di Aristotele mentre un altro si diletta in portineria.

Che cosa è dunque l’Ordine dei predicatori?
Possiamo immaginarlo come un focolare irradiante da cui emana luce e calore.
D’altronde non poteva che essere così. Il nascituro san Domenico fu visto in sogno dalla madre incinta di lui come un cane con una torcia in bocca in corsa per accendere il mondo. Quel fuoco che Gesù venne a portare sulla terra, desiderando ardentemente che fosse già acceso! (Lc 12, 49)

Un motto giubilare per tutta la famiglia domenicana: Va e predica.